Teşekkürler Diyarbakır

آن‌سوی درست و نادرست
دشتی‌ست فراخ
آن‌جا تو را دیدار خواهم کرد


Là fuori oltre a ciò che è giusto e sbagliato
esiste un campo immenso
Ci incontreremo lì.
Masnavī — Rumi

A inizio mese sono andato a Diyarbakır, una città nella parte est della Turchia, poco distante dal confine con la Siria.

Bagnata dal fiume Tigri, Diyarbakır è una città immersa nella storia, in cui ogni popolo che la ha visitata ha lasciato un segno.
Una città che mi ha fortemente colpito per la gentilezza dei suoi abitanti e per le splendide persone che ho incontrato. Qui ho conosciuto anime sincere, che nonostante il poco tempo passato assieme sento già di poter chiamare amiche.

Su questo sfondo di storia, cultura e amicizia mi sono mosso con la mia fotocamera.
Solitamente sono abituato a una fotografia molto impostata, geometrica.
Qui a Diyarbakır non sento di essere venuto meno a questi valori, ma fin da prima di partire avevo deciso di provare un approccio diverso.

Incominciando dall’attrezzatura, ho scelto di lasciare a casa tutta la mole di obbiettivi che solitamente porto in viaggio in favore di una sola lente: un 23mm fisso (equivalente 35mm su pieno formato).
Nessuna possibilità di ingrandire o allargare l’inquadratura se non muovendomi io fisicamente.
È stata una scelta molto felice perché mi ha permesso di scattare con molta più leggerezza e non ho mai avvertito alcuna limitazione.

La differenza principale però è stata nel mio approccio: solitamente cerco di osservare e analizzare a fondo il luogo in cui mi trovo prima di scattare.
Mi piace capire le forme, la direzione della luce, ma anche ascoltare la storia e il vissuto di un luogo prima di rifletterci sopra e decidere cosa voglio scattare.
Questa volta, a causa anche del tempo limitato a disposizione, ho scelto di seguire l’istinto, di reagire a quello che vedevo rimandando il pensiero a un momento successivo.

Ho anche sperimentato con la tecnica nota come “shooting from the hip”, ovvero di tenere la fotocamera al collo e scattare senza portarla all’occhio per mirare, una sorta di scatto “alla cieca”, che in realtà se esercitato a dovere permette di sapere quello che si sta inquadrando senza bisogno di vederlo dal mirino.

Penso che l’esperimento abbia funzionato.
Queste foto sono imperfette, mosse, sgranate, ma precise.
Penso che riflettano l’idea che mi sono fatto della città, dove tutto è in movimento, caotico ma esattamente dove deve essere.

Non mi resta che dire:

Teşekkürler Diyarbakır, e grazie a tutte le magnifiche persone che ho incontrato in questo posto bellissimo.

La Moschea

La Grande Moschea di Diyarbakır è probabilmente la più antica della Turchia.
Studi recenti hanno suggerito che l’attuale moschea sorge su una parte di quello che era precedentemente il foro romano della città, infatti si possono notare immediatamente gli elementi architettonici romani incorporati nella struttura della moschea.

È un luogo affascinante e penso sia il posto giusto per iniziare questo diario fotografico.

Un uomo che prega davanti all'ingresso principale della moschea
Alcuni uomini all'interno della moschea posano per una foto
Un uomo legge un libro all'interno della moschea
Un uomo che si rilassa sotto un lampadario dopo la preghiera

La strada e le persone

Ogni volto è un ritratto a Diyarbakır. Ogni angolo di strada è una storia che aspetta di essere raccontata.

Un uomo che posa per un ritratto fuori dal castello di Diyarbakır
Un uomo curdo che posa all'interno del suo delizioso negozio
Un lavoratore che posa nel negozio di street food dove lavora
Un artigiano che posa nel suo laboratorio
Una donna che cammina lungo la strada principale di Diyarbakır
Uno scorcio di un ristorante pieno di gente
Un uomo che sistema le sedie per i clienti del suo negozio di tè

Gatti

Come in molte città turche, i gatti sono ovunque a Diyarbakır. Sono curati e amati dagli abitanti, che spesso lasciano cibo e acqua per loro nelle strade.

Un gatto che spera di avere un pezzo di doner kebab
Un gatto all'interno di un bar
Un gatto all'interno di un negozio di artigianato