Una seconda possibilità

Il ronzio arriva all’improvviso, estraneo, troppo vicino.
Il falco lo percepisce quando è già in picchiata, l’aria che scorre veloce sulle ali. Prova a virare, a forzare il volo, ma non c’è tempo. Le eliche lo colpiscono di striscio.

Un colpo secco, l’ala che cede.

Il falco precipita vorticosamente e si schianta a terra. La polvere si alza, il cielo resta sopra di lui, irraggiungibile. Rimane immobile, stordito, mentre il silenzio torna a occupare la Murgia. In quel momento è chiaro che per lui non ci sarà una seconda possibilità.

Fino a pochi istanti prima, il cielo era il suo spazio naturale: ampio, sicuro, familiare. Una giornata perfetta per cacciare, interrotta dall’incrocio casuale con il drone di un turista incauto.

Passa circa mezz’ora.

Lungo un sentiero poco distante cammina una guida escursionistica. Nota qualcosa a terra che non dovrebbe essere lì: una sagoma ferma, spezzata. Si avvicina, riconosce il rapace ferito e comprende subito la gravità della situazione. Senza esitazione, si ferma e si adopera per metterlo in salvo.

Nel giro di poche ore, il falco arriva al CRAS di Matera, il Centro Recupero Animali Selvatici. Qui inizia un tempo diverso, fatto di attese, cure e pazienza. Giorno dopo giorno, grazie al lavoro silenzioso di volontari che dedicano il proprio tempo libero al soccorso della fauna selvatica, il rapace recupera lentamente le forze. Il cielo resta fuori, ma non è dimenticato.

I mesi passano. L’estate avanza.
A metà agosto arriva il momento giusto.

Il falco grillaio viene liberato di fronte ai Sassi di Matera, al termine del suo percorso di recupero presso il CRAS. La data non è casuale: precede di un mesetto l’inizio della migrazione annuale che porterà la specie verso l’Africa subsahariana.
La liberazione avviene durante un momento divulgativo condiviso con i responsabili del CRAS, con gli enti impegnati nella tutela dell’ambiente locale e con i cittadini. Un’occasione per raccontare il lavoro di recupero della fauna selvatica e per ricordare il legame profondo che unisce Matera a questa piccola specie di falco, presente nel territorio da secoli.

La storia di come il falco si sia ferito è romanzata, ma l’intervento di soccorso, le cure e il ritorno in libertà sono reali. Il volo finale del falco rappresenta il risultato concreto dell’impegno quotidiano nella tutela della biodiversità e nella convivenza tra attività umane e fauna selvatica.

Furgone contenente le scatole con i grillai in attesa di essere liberati in natura.
Tutto è pronto per la liberazione: i grillaio sono arrivati al luogo della liberazione in apposite scatole da trasporto.
Agenti dell’ente di tutela ambientale trasportano le scatole contenenti i grillai verso il luogo della liberazione.
I grillai vengono spostati verso il luogo scelto per la loro liberazione.
Una femmina di grillaio esce dalla scatola usata per portarla al luogo della liberazione.
Una volontaria aiuta un grillaio a uscire dalla scatola da trasporto.
Dettaglio di un anello identificativo indossato da un grillaio.
A ogni grillaio viene applicato un anello identificativo prima di essere liberato.
Dettaglio del piumaggio dorsale di un maschio di grillaio.
I volontari del CRAS mostrano il piumaggio di un maschio di grillaio al pubblico.
Un primo piano di un maschio di grillaio.
Un ultimo sguardo a questo maschio di grillaio prima della sua liberazione.
Una coppia di un maschio e una femmina di grillaio prima della loro liberazione.
Una coppia di un maschio e una femmina di grillaio prima della loro liberazione.
Un maschio di grillaio spicca il volo dalle mani di Matteo Visceglia, direttore del CRAS di Matera.
Finalmente arriva il momento: il grillaio torna a volare dopo il suo recupero.
Un grillaio in volo sopra Matera poco dopo essere stato liberato.
Alla fine della giornata, il grillaio si libra alto sopra Matera, libero di nuovo.